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Alla scoperta delle Isole Borromeo, sul Lago Maggiore

Monet avrebbe amato i suoi scenari. Le coreografie acquatiche di ninfee e fior di loto che si rincorrono tra vasche e fontane in uno spettacolo variopinto di fioriture sono il tesoro dell’Isola Madre sul Lago Maggiore. Ed è da questo spettacolo multisensoriale che parte il nuovo itinerario verde dei “Paradisi in terra dei Principi Borromeo”, alla volta dell’Isola Bella e la Rocca di Angera. Da questo weekend si inaugura, infatti, il percorso di visita unificato, con un solo biglietto, dei tre siti con i loro rispettivi monumenti verdi e dimore storiche.

Tre gioielli di isole per tre caratteri naturalistici. L’isola Madre, di impronta più romantica, col suo parco restaurato dopo la terribile tromba d’aria del 2006, e il giardino botanico all’inglese, ricco di piante provenienti da ogni parte del mondo, infarcito di profumi e aromi, animato da pergolati e allietato dalla presenza di tipologie diverse di uccelli. L’isola Bella, con le scenografie barocche di giardini all’italiana. E la Rocca di Angera col suo raffinato giardino medievale. All’Isola Madre, la più grande delle isole del Verbano, che spicca nel Golfo Borromeo, il tempo ora sembra scandito dai colori e dai profumi del giardino botanico che dalle dieci del mattino fino alle 5 del pomeriggio sfoggia il bioritmo delle piante.[googlemap lat="46.00936249465672" lng="8.705291748046875" width="300px" height="150px" zoom="10" type="G_NORMAL_MAP"]Italia[/googlemap]

Mentre si sta per concludere la spettacolare fioritura delle azalee, si preparano le composizioni di ninfee rustiche nella grande vasca del piazzale della Cappella con i loro piccoli fiori bianchi, giallo intenso o dorato, rosa, arancione e rosso cremisi. Per poi accordarsi con le ninfee tropicali dell’Estremo Oriente, dell’Australia e del Sud America, dai grandi fiori blu. Ma è anche il momento di rivelazione delle quaranta varietà di fior di loto, esemplari raccolti durante i viaggi in Cina di un appassionato vivaista piemontese che ha affidato agli abili giardinieri dell’I sola Madre loti sconosciuti per ambientarli e riprodurli.

In questa dimora di otto ettari, che appartiene alla famiglia Borromeo dal 1500, la passeggiata nell’orto botanico è una continua scoperta. Dal Viale Africa, che ospita le piante di origine tropicale come le Anacariacee, da cui gli Indios ricavavano un veleno simile al cianuro, al Piano delle Camelie, coltivate sull’i sola dal 1830 per desiderio di Vitaliano IX Borromeo, naturalista di fama. Dal Prato dei Gobbi dove si trova la bellissima Taxodium Distichum una conifera che può vivere fino a quattromila anni, al Piazzale dei Pappagalli, alla Loggia del Cashmir, col suo antico cipresso, fino al Viale delle Palme. E’ all’isola Bella che si può ammirare uno degli esempi di giardino barocco all’italiana meglio conservati in Europa, che ha anche recentemente ricevuto il riconoscimento di “ Più bel giardino d’Italia”.

Luogo di delizie, costruito nel Seicento come omaggio alla Bella Isabella, moglie del conte della casata Borromeo che diede impulso all’operazione, sorge dall’acqua con l’originale e ardita struttura a tronco di piramide. Articolata per dieci terrazze digradanti, culminanti nella statua del Liocorno cavalcato da Amore, sfoggia un apparato decorativo di vasche, fontane e statue di marmo inneggianti ai fiumi, ai venti e alle stagioni. L’idea estetica è quella di evocare un sontuoso vascello di fiori che solca lo specchio d’acqua.

E se le serre ottocentesche custodiscono orchidee e piante carnivore, a colorare i giardini sono i rododendri, le rose, i pompelmi e le arance amare. Sulla sponda lombarda del lago, si erge infine la Rocca Borromeo di Angera, che se al suo interno ospita in forma permanente una mostra sulle diverse tipologie di giardini medievali, all’esterno, accanto alla Chiesetta, riserba l’allestimento di un piccolo grande progetto: ricreare “in terra”, come prescrivevano gli antichi codici, l’idea del perduto Paradiso, coltivando secondo le antiche regole piante medicamentose accanto ad altre ornamentali. Un’o perazione in fieri affidata a specialisti, storici e studiosi delle varietà più antiche.