Abruzzo: Osterie in mezzo al mar
Sembrano baracche traballanti. Invece preparano brodetti, grigliate e fritti succulenti. In Abruzzo, le dritte giuste per trovare i trabocchi migliori. A prima vista i trabocchi catturano lo sguardo. Curiosità mista a stupore, per costruzioni arcaiche, originali e uniche. Palafitte sul mare, macchine da pesca sofisticate, nonostante l’apparenza rudimentale, dal glorioso passato, che si trasformano in ristorantini d’atmosfera.
Ortona è il primo paese abruzzese, giungendo da nord, dove familiarizzare con una costa che diventa capricciosa e frastagliata, l’unica della regione movimentata da un’alternanza di scogli e baie. Si prosegue verso San Vito Chietino, poco più a sud, che è considerato il centro della Costa dei Trabocchi. Ma è anche il luogo da cui ammirare il suggestivo promontorio di Capo Turchino e l’omonimo trabocco, “la grande macchina pescatoria” descritta con dovizia di particolari da Gabriele d’Annunzio nell’opera Il trionfo della morte, ispirato dal mare che ammirava dal suo eremo in località Portelle, durante i suoi soggiorni sul finire dell’Ottocento. Di certo anche allora la villeggiatura doveva essere allietata dalla buona cucina, una caratteristica antica, che oggi si esalta sui trabocchi, dove è possibile cenare sulle palafitte marine.
Come il trabocco Valle Grotte a San Vito Marina, in contrada Santo Fino, o il Punta Tufano a Rocca San Giovanni, che si distingue dagli altri per le attività didattiche, che raccontano ai ragazzi come si svolgeva un tempo l’attività dei traboccanti. E, ancora, Punta Cavalluccio, sempre a Rocca San Giovanni, Pesce Palombo, in località Fuggitella, a Fossacesia, e Punta Rocciosa a Fossacesia Marina. Cinque trabocchi uniti dalla Strada Statale 16 Adriatica, non molto diversi l’uno dall’altro, se non per il paesaggio circostante e per la struttura, più o meno grande. L’apparenza è spartana, ma l’atmosfera unica; attrezzati con cucina professionale in piccolissimi spazi, riescono a dare grandi emozioni. Sono tutti costruiti in corrispondenza di una piccola scogliera, interamente in legno e senza fondamenta, ma fissati su palafitte coi pali incastrati nella roccia.
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I trabocchi abruzzesi hanno una lunga passerella: paiono strutture instabili, invece sono salde e solide, frutto dell’ingegno e dell’esperienza, che permettevano così di procurarsi il cibo senza avventurarsi in mare rischiando la vita. La cucina sui trabocchi è un’esperienza imperdibile. Generalmente il menu è fisso e dipende dal pescato del giorno. Rocca San Giovanni, subito dopo lungo la costa, è la patria dei traboccanti, con Punta Cavalluccio : è il trabocco più caratteristico, perché per raggiungerlo bisogna scendere gradini incerti ricavati tra la roccia e il verde di una vegetazione fitta, superare la strada ferrata dismessa e percorrere infine la passerella in legno. Orlando Verì, detto Orlandino, è il proprietario-pescatore, mentre Pina, la moglie, lavora in cucina per le cene sul mare. Poi si raggiunge Fossacesia Marina, con il trabocco Pesce Palombo, di Bruno Verì: qui il tocco femminile è di Giulia Verì per i piatti della tradizione. Il paese è in alto come gran parte dei borghi della costa, ma prima di raggiungerlo il paesaggio offre panorami verdi d’alberi d’olivo.
Per riposare si può rimanere in riva al mare, al bed & breakfast Rifugiomare, per esempio, a Rocca San Giovanni, dove si è immersi in una natura serena tra uliveti e boschetti, in una struttura semplice, colorata e accogliente, un vero rifugio. Oppure spostarsi leggermente all’interno, nella campagna di Ortona, al relais del vino Agriverde, con camere nel casale ottocentesco, un centro benessere noto per la vinoterapia e la cantina, visitabile e con possibilità di degustazioni.
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